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Inglorius Basterds è un messaggio di Tarantino al mondo cinematografico: “Signori, a divertire il mio pubblico sono un maestro, ma se volete che vi dimostri cos’è il Cinema, beh, beccatevi questo!”.
In sunto, è questo ciò che esce da “Bastardi senza gloria”, non un calderone di citazioni effervescenti alla Kill Bill, non un exploitation fine a sè stesso come Death Proof bensì un FILM (che piaccia no a Quentin, con il respiro del grande cinema americano dei padri fondatori) come non se ne vedono più da tempo.
Inglorious Basterds è un film che concorrerà ( e penso vincerà) qualche Oscar, lo merita, come pellicola, per le interpretazioni maiuscole di Pitt e Waltz (giganti), per la sceneggiatura epica e poetica, per la fotografia che raggiunge l’apice della perfezione stilistica nella scena della preparazione dell’attentato (con quel mirabolante pezzo di Bowie in sottofondo), per una storia che dimostra il modo più intelligente di usare l’ucronia senza scadere in falsi moralismi o in finale melensi.
L’anima e il messaggio del film si riassumono nella stanza della proiezionista, una sfida all’Ok Corral intrisa di polar anni ‘60 che solo un grande conoscitore di cinema come Tarantino avebbe potuto “edificare”. La perfezione, non ho timore nel dirlo perchè raramente mi è capitato di assistere ad uno spettacolo di tal genere. Il cinema commerciale che sposa quello d’autore, il citazionismo che si rende “utile” ad un discorso cinematografico a 360°. Grazie Quentin, grazie per il messaggio che hai recapitato al mondo del cinema.
Sei un maestro e questa opera ti consacra definitivamente nell’olimpo degli immortali.
Dario pm Geraci
Mario Gerosa, giornalista, ottimo scrittore, nonchè amico, ha appena dato alle stampe uno splendido volume/saggio su Terence Young e il Suo cinema. Il libro, edito dalle Edizioni “Il foglio” sarà disponibile in tutte le librerie da fine Settembre e su i più importanti portali di vendita libri on-line. Il libro, del quale sono molto felice di aver scritto l’introduzione, esplora tutto l’universo cinematografico del cineasta che portò sullo schermo, il più famoso degli agenti segreti. Doppio “0″ con licenza di uccidere. Non fatevelo scappare.

Terence Young (1915-1994) è il regista che ha diretto Agente 007, Licenza di uccidere e che per primo ha definito il canone del favoloso James Bond cinematografico. Per Young il successo di 007 fu una fortuna e una condanna allo stesso tempo. Il regista, che girò altri due episodi della saga dell’agente segreto più famoso del mondo (Dalla Russia con amore e Thunderball – Operazione Tuono), venne spesso identificato come l’autore dei primi film di Bond (comunemente definiti “i più belli” ), e in tal modo non si rese mai giustizia a un autore che per tutta la vita spaziò tra gli stili e i generi, girando una quarantina di film che vanno dal thriller alla ricostruzione storica al dramma di introspezione psicologica. Young era un uomo molto colto e raffinato. Nato a Shanghai da genitori inglesi, laureato a Cambridge, esordì a 33 anni con Il mistero degli specchi, la storia di un uomo malato di Rinascimento, che costringe una sconosciuta a seguirlo nella sua folle brama di ricostruire un’epoca. Quella storia di arte e di follia girata in un poetico bianco e nero è il primo indizio per scoprire la versatilità di Terence Young, che nella sua carriera alternò film di genere destinati a diventare cult movies e film di grande impegno sociale che fecero scalpore all’epoca ma che vennero poi dimenticati. Dotato di una straordinaria cultura cinematografica, raffinato come von Sternberg e innamorato dei film di Feyder, Young si divertì per tutta la vita a giocare con i meccanismi del cinema, passando dal trash mitologico (Le guerriere dal seno nudo, Gli Orazi e i Curiazi) al cult western con l’improbabile terzetto Bronson-Delon-Mifune (Sole rosso), al camp spy thriller (Triplo gioco). Ma l’uomo che portò al cinema l’epopea saffica delle Amazzoni, che ebbe per primo l’idea di calare un samurai nelle atmosfere del selvaggio West e che raccontò una spy story dal lato umano, raccontando vizi e debolezze degli agenti segreti, fu anche un attento osservatore e cronista del suo tempo. Già negli anni ’50 girò una serie di film di denuncia, criticando aspramente la società contemporanea: in Londra a mezzanotte si parla dello stupro di una ballerina minorenne, Tall Headlines scandaglia il microcosmo delle tragedie covate in famiglia, e Serious Charge è incentrato sulla storia di un prete accusato di molestie da un giovane. Molto apprezzato come regista di film di guerra, Young fu anche un grande architetto di suspense, ed emozionò mezzo mondo con Audrey Hepburn cieca ne Gli occhi della notte, un film molto amato da Alfred Hitchcock. Queste sono soltanto alcune delle tante sfaccettature dell’opera e della personalità artistica di Terence Young, che Mario Gerosa, l’autore della monografia, ha analizzato, basandosi anche sulle testimonianze di attori e professionisti che conobbero e lavorarono col regista. Il volume comprende interviste esclusive a Ken Adam, il leggendario scenografo dei film di 007, Ursula Andress, Alessandra Celi, Ennio Morricone, Luciana Paluzzi, Aldo Zezza.
Prefazione di Edward Coffrini Dell’Orto, presidente dello 007 Admiral Club.
Introduzione di Dario PM Geraci.
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L’estate, a volte, porta consiglio.

PS: non mi sono dimenticato dell’articolo su Parker. Abbiate fede.
